domenica 9 gennaio 2011

Sarayaku

Ritorno da Sarayaku a Shell/Puyo in "avioneta".
Trasporto della legna sui pendii della selva, anche Valerinho si é cimentato nello "schiantaschiena!" in un dia di pioggia battente!



"Avioneta", non siamo ai tempi dei fratelli Wright o di Santos-Dumont, anche se questo non é un biplano, ma in questa comunitá l´utilizzo di questi piccoli aerei é un servizio fondamentale in specialmodo per le emergenze, visto che non ci sono strade percorribili che collegano alla piú prossima cittá di Puyo.



Uno dei ponti che collega le due sponde del territorio di Sarayaku attraversato dal fiume "Borbonazo".




Atterraggio del "boeing!" nella pista ecologica dell´aeroporto di Sarayaku.






Uno degli splendidi scenari del territorio, protetto dalla lotta di queste comunitá e dalla loro filosofia che si sintetizza con l´armonia con la madre terra.





La domenica di "processione" e non come quella di De André "Delle Salme", ma quella dei vivi e vegeti. Ci si sposta di capanna in capanna a ritmo di "chicha" o distillato di yuca, conversando, suonando, cantando o semplicemente riposando. In questo frangente era in svolgimento una "session" di musica cumbia.







La natura splendida del luogo e la mia mitica clavietta ispirano un´artista eclettico del luogo. Oltre a suonare la chitarra e cantare, incidendo anche un CD, é un fotografo brillante. Con la clavietta deve ancora prendere dimestichezza!!








Monumento alla musica. (sembra quasi la settimana enigmistica!). Una "cabaña" nel mezzo del villaggio con una finta tastiera attaccata al muro. Geniale!









Particolare della comunitá con le case tipiche del luogo e i bambini che giocano felici.











Le case sono tutte costruite elevate dal suolo.











Pannello fotovoltaico che garantisce un consumo minimo di energia.

Ogni casa é dotata di un pannello che eroga 0,25 kw. Molte case si trovano senza energia per

l´usura dei pannelli ormai arrivato alla fine del loro ciclo di vita.













Il cyber dove é possibile usare internet con una connessione molto lenta e costosa. Dietro una parabola per garantire le comunicazioni con il mondo esterno.











Gli edifici della scuola primaria.















L´impianto fotovoltaico della clinica-ospedaliera ormai da molto tempo non funzionante.

L´impianto ha giá quasi 20 anni e necessita che vengano cambiati pannelli e batterie.















I due letti presenti nella clinica.














I pochi strumenti della clinica a disposizione del dottore. Sicuramente ci si puó pesare!


















Altro particolare della carenza delle strutture nella clinica.


















I pochi prodotti da controllare, per tipologie e per data di scadenza.


















Il dottore attende il secretario della comunitá, che per fortuna aveva solo un arrossamento ad un occhio. Ció non ha necessitato il viaggio a Puyo per farsi curare.






















Altro particolare della clinica.





















Le batterie del sistema fotovoltaico ormai non funzionanti da circa due anni.





















Nel particolare si vede lo stato di usura dei pannelli ormai irrimediabilmente bruciati.






















La stanza del dottore! Incredibile ma vero, un dottore dello Stato che deve ogni mattina stendere il materasso perché non prenda umiditá. Non ha armadio nella sua camera, un televisore di "prima generazione" con la quale al massimo, se hai fortuna a spostare bene l´antenna, vedi due o tre canali. Il suo reddito mensile si aggira a 300 dollari.

























I pochi medicinali a disposizione.


























Il bagno del dottore.


























La cucina del dottore.




























Il dottore chiede un finanziamento per comprare batterie di dimenzioni piú contenute rispetto a quelle dell´altro impianto, come queste che si vedono nella foto e funzionano per generare energia per internet e le comunicazioni.



























Un bambino "albino" della comunitá. Durante il viaggio é stato esilerante il suo equilibrismo mentre dormiva. Naturalmente sotto sorveglianza!




























Particolare del viaggio in "canoa-motor" con la gente della comunitá. Il bambino era giá in fase di dormiveglia.































"canoa-motor" viaggio per il Rio Borbolazo, quasi 5 ore di attraversata per raggiungere la comunitá.





























Due tronchi piccoli di legno posti di traverso alla canoa prima dell´inizio del viaggio per fare accomodare Valerinho !

































Preparazione per la traversata!
































Il fiume in secca destava qualche preoccupazione, ma la pioggia dei due giorni antecedenti ha permesso di partire. I bagagli sono stati rigorosamente avvolti in sacchi di plastica nel malaugurato caso che una pioggia battente ci cogliesse impreparati durante il viaggio.


































Il tipo con la maglia rossa ha appena scelto i pezzi di legno migliori per farmi sedere nel migliore dei modi!




































La canoa era ben carica oltre a trasportare 10 persone!



































Arrivo in taxi al "porticciuolo" via autostrada del "sole", di sole molto ..























Dopo la conoscenza della comunitá di Rio Salomé e l´Assemblea della CONFENIAE, mi sono recato, a metá novembre, nella comunitá di Sarayacu, nella selva orientale ecuadoriana.

Il territorio di Sarayaku si estende su una superficie di 137 mila ettari nella provincia di Pastaza , comprende 5 comunitá principali nelle quali vivono circa 1200 persone che hanno come punto di riferimento il kuraka della propria comunitá. Tutte le comunitá sono di etnia Kichwa.

Si puó raggiungere via fiume (rio Borbolazo) o via aerea, non sono presenti collegamenti stradali che permettano il transito con i veicoli. I mezzi utilizzati piú frequentemente, perció, sono la "canoa-motore", un imbarcazione di legno mossa da un motore a scafo e ,meno frequentemente, un "avioneta", piccoli aerei turistici che compiono la rotta da Shell, localitá prossima a Puyo, verso alcune comunitá nella selva.

Le 5 comunitá che comprendono il territorio sono Molino, Pista-centro, Shiwacocha, Calicali e Shontaku. Esse non sono collegate con strade o persorsi tracciati, buona parte dei percorsi per raggiungere una comunitá, sono piccoli sentieri o anche le tracce lasciate nella selva dagli abitanti che chiaramente conoscono bene il territorio.

Il territorio é suddiviso in zone, esiste una zona sacra lasciata completamente vergine dove non é autorizzato l´ingresso (solo in rare circostanze), dove la fauna é molto ricca anche di animali pericolosi e/o in via d´estinzione. Un´altra zona é quella di caccia, dove é autorizzato cacciare anche se con dei limiti stabiliti dalla comunitá. Una zona di recupero, per mantenere inalterato

l´ecosistema e un´ultima zona dove é possibile costruire, ossia di insediamento delle persone della comunitá.

La comunitá di Sarayacu inizia a costituirsi come entitá pubblica nel 1980, in particolare con la creazione delle CTI (circoscrizioni territoriali indigene), intuendo l´importanza di organizzarsi in un ente e conoscere i meccanismi che strutturano lo Stato. Il primo presidente della comunitá fu Raul Viterio, in un momento storico in cui l´ondata neoliberista internazionale stava producendo un´accelerazione generale allo sfruttamento selvaggio delle risorse, imponendo una forte organizzazione mirante a resistere contro le devastazioni ambientali imminenti.
La comunitá ha personalitá giuridica ed é organizzata in un´Assemblea Generale, che é, per cosí dire, l´organo supremo decisionale per tutti gli aspetti che riguardano il vivere comune. Un ufficio amministrativo che trova il suo vertice in un Presidente eletto ogni 2 anni dall´Assemblea.

Il Presidente risponde a dei criteri minimi di eleggibilitá, aver compiuto la maggiore etá di 18 anni (anche se nella prassi questa etá é considerata molto giovane per poter amministrare la comunitá, generalmente sono eletti presidenti le persone che giá sono almeno trentenni ) e che abbia dimostrato capacitá e diligenza nella difesa della propria comunitá oltre, naturalmente, ad essere un abitante natio della comunitá.

La funzione principale del Presidente é quella di ricercare finanziamenti, gestire le risorse collettive e attuare disposizioni generali. L´esecuzione dei suoi atti, in specialmodo riguardanti entrate e uscite di denaro ma anche approvazioni di regole e atti amministrativi, sono soggette

all´approvazione della comunitá in seduta assembleare.

L´ufficio amministrativo é composto, poi, da una Giunta che supporta l´attivitá del Presidente.

La Giunta é composta da (oltre al Presidente) un Vice-Presidente, i 5 Kuraka delle comunitá, un dirigente delle comunicazioni, un dirigente della salute, uno del territorio, uno dello sviluppo comunitario, un delle relazioni esterne, uno degli anziani, uno delle donne, uno dei giovani, uno della sicurezza e un secretario che lavora con ogni componente della Giunta per mettere a verbale tutti gli atti amministrativi e dare supporto nelle varie circostanze.

Oltre all´ufficio amministrativo (o centrale), gli organi che compongono la comunitá sono una "Tenencia" (organo giurisdizionale) che applica le norme costitutite dall´ufficio centrale (che funge quindi anche da organo legislativo anche se, ribadendo il concetto, é l´Assemblea Generale che deve approvare le norme). Un amministratore che si occupa della contabilitá generale, mantiene relazioni con le banche anche se non é autorizzata a firmare nessun tipo di atti (facoltá riservata solamente al Presidente, responsabile legale della comunitá), anche se é l´unico insieme al Presidente a conoscere i numeri di conto corrente della comunitá. L´amministratore lavora prevalentemente in Puyo dove é situato un piccolo ufficio della comunitá, non é soggetto a elezione ma a criteri di valutazione rispetto ai meriti mostrati e percepisce un piccolo stipendio erogata dalla comunitá. Infine, un ufficio legale che peró é situato in Quito ed é composto da un solo avvocato. Naturalmente l´ufficio legale risponde a tutti i contenziosi che si aprono con soggetti al di fuori della comunitá.

Il Presidente e il Secretario percepiscono un piccolo stipendio mentre i dirigenti solo raramente percepiscono una remunerazione quando vengono implementati progetti che determinano introiti.

Generalmente la comunitá non ha introiti da imposta dei propri abitanti o da vendita di prodotti o quant´altro. La condizione economica difficile impedisce di assicurare un´entrata comunitaria e la mancanza di strade percorribili di vendere i prodotti coltivati nel territorio.

Solo in varie circostanze si vende prodotti della terra o artigianali e in alcune circostanze eccezionali si determina un prelievo per obbiettivi generali.

I progetti che sono soggetti a ricevere finanziamenti pubblici, vengono mandati ai vari dipartimenti governativi dello Stato ecuadoriano per essere visionati, discussi e approvati.

I progetti vengono determinati dai dirigenti insieme ai tecnici delle federazioni indigene, prima di essere mandati agli uffici statali ecuadoriani.

Nella comunitá sono insediati maestri e un dottore stipendiati dallo stato (possono ricevere un massimo di 300 dollari al mese, come nel caso del dottore), mancano tavoli, sedie, materiale didattico e quant´altro mentre l´ospedale é praticamente inutilizzabile.

Lo Stato ecuadoriano no dá quasi nessun contributo o sussidio alla comunitá, si riserva solo di mandare viveri in scatola, riso e poco altro, in particolare solo ai bamibni del scuole mentre é completamente carente per gli studenti del collegio.

Alcune introiti arrivano da organismi internazionali (Ong, movimenti sociali istituzioni) ma la politica di Correa mira ad allontanarli, negli ultimi anni sempre piú organizzazioni sono state costrette ad non operare piú nel territorio ecuadoriano.

Attualmente la unica organizzazione che sta dando contributi alla comunitá é la ONG americana "Pachamama", per un ammontare di 25000 dollari annuali, con l´obbiettivo di finanziare una parte delle spese amministrative, in particolare i contributi ricevuti hanno permesso di mantenere i voli di emergenza che lo Stato in piú di un´occasione ha tolto per la morositá degli abitanti della comunitá rispetto all´assicurazione sociale.

Ci sono alcune organizzazione che pur non dando contributi assicurano un appoggio sul piano politico come l´organizzazione basca "Sarsa, Solidariedad", una tedesca "Allianza Verde" e una statunitense "Amazon watch".

Le relazioni con le altre comunitá indigene ecuadoriane sono frequenti e determinano molti "Minga", in particolare tra le piú implicate in devastazioni ambientali come quelle della provincia di Coca, di Esmeraldas e al confine con il Perú, dove giá da anni, oltre a produrre inquinamento di ogni genere, si riforesta con eucalipto e pino. Generalmente é il Presidente della comunitá che si occupa delle relazioni con le altre comunitá.

A livello nazionale ci sono movimenti studenteschi che appoggiano la lotta indigena come "Acción Ecolóliga" che era legata ad un ONG, successivamente dissolta dall´attuale governo Correa.

A livello istituzionale non ci sono partiti considerati rappresentativi. Precedentemente l´unico era il partito "Pachacuti", di origine indigena, presto considerato moderato rispetto alle condizioni di rivendicazione indigena.

Molti esponenti politici si recano alla comunitá in periodo di campagna elettorale promettendo molto ma mantenendo, successivamente, molto poco. In particolare dopo le elezioni del 2008 la condizione della comunitá di Sarayaku é peggiorata. Il governo Correa ha firmato accordi con 5 multinazionali, tra cui una cinese molto potente e la nostra AGIP, per lo sfruttamento del petrolio nel territorio di Sarayaku senza chiaramente interpellare la gente che lá vive.

L´appello ufficiale mandato dalla comunitá di Sarayaku alla Corte Interamericana per i Diritti dell´Uomo ha determinato la condanna contro lo stato ecuadoriano con l´obbligo, da parte di quest´ultimo, di bonificare il territorio dai 140 quintali di dinamite che dovevano servire a installare la trivella per l´estrazione del petrolio.

La comunitá sta quindi aspettando che lo stato compia la risoluzione della corte, ma in realtá

l´attegiamento non lascia intravedere che voglia mollare. Infatti ci sono stati casi di entrate sospette dentro il territorio con un incidente verificatosi lo scorso maggio

(vedere http://www.sarayaku.com/ ) ed é documentato che si stanno facendo rilevamenti satellitari per cercare un ingresso piú sicuro, come nel caso della comunitá "Curarai" (Nel territorio di Sarayaku sono organizzate guardie da parte di tutte e cinque le comunitá).

In sintesi lo Stato negli ultimi anni ha accelerato lo smantellamento delle ONG e delle organizzazioni in ambito sociale per evitare che arrivino aiuti alle comunitá, non eroga finanziamenti alle comunitá indigene, in particolare quelle situate dove sono presenti miniere e petrolio, sta siglando accordi con imprese straniere per lo sfruttamento delle risorse e si parla anche, sebbene in maniera molto "soft", di riconvertire la moneta, da dollaro a Sucre.


La comunitá é dotata di internet, con un progetto che si é implementato grazie alla collaborazione tra l´universitá di Lleida in Catalogna e quella di Cuenca in Ecuador che tra il 2002 e il 2006 finanzió anche la formazione dei professori e maestri che dovevano lavorare nella comunitá di Sarayaku. Le comunicazioni sono garantite da un supporto alimentato con pannelli fotovoltaici.

I finanziamenti sono cessati e il costo di internet, che si avvale della tecnologia satellitare, per la comunitá é piuttosto elevato, 600 dollari al mese. Internet e la comunicazione é evidentemente fondamentale considerato l´isolamento della comunitá nella selva.

Il fotovoltaico é il sistema usato dalla comunitá per generare energia, ogni casa ha un pannello che puó erogare 0,25 kw, in grado di soddisfare le esigenze basiche delle famiglie.

Il problema maggiore é la manutenzione e il rinnovamento dei pannelli che chiaramente comportano un costo elevato rispetto al reddito medio percepito.

In particolare la struttura che soffre maggiormente dei problemi energetici é la clinica ospedaliera che ormai é ridotta ad un presidio in grado di attendere solo patologie molto lievi.

Tutte le emergenze devono essere trattate in altro luogo implicando le difficoltá del trasporto.

E´ dotato di attrezzature minime odontoiatriche, anche se da manutentarle, pediatriche, due letti per degenti, una scorta molto scarsa di medicinali, la stanza del medico (senza armadi e con molta umiditá tanto che il dottore é costretto a alzare il materasso dove dormo tutte le mattine dopo che si alza dal letto).

L´impianto fotovoltaico non funziona, i pannelli sono ormai vecchi (circa 20 anni) e cosí anche le batterie (il dottore richiede che vengano installate batterie anche piú piccole, quelle che durano 5 anni, ma che hanno un costo minore).

In questo momento c´é un progetto per spostare la clinica ospedaliera in altro luogo, perché si é scoperto che il sito dove é costruita non attiene alla norme di edificabilitá. Il nuovo progetto peró non prevede un investimento nel rinnovamento del fotovoltaico per mancanza di fondi.

Necessitano progetti e finanziamenti per assicurare una clinica che possa trattare, almeno, le patologie piú comuni e fondamentali.

Rispetto al programma educativo si sta continuando a consolidare il progetto bilingue, assicurando la protezione dell´idioma originale e implementando ai programmi statali, una pianificazione concentrata anche sul mantenimento delle tradizioni e della cultura ancestrale.

Sono presenti nel territorio una scuola primaria e secondaria mentre per la universitá ci si deve spostare nelle cittá.

Le case degli abitanti sono quasi escusivamente in legno, utilizzando il cedro in particolare, perché piú adatto e piú veloce a ricrescere. Naturalmente si provvede ad una pianificazione rigorosa, considerando i tempi di ricrescita di questo albero che si aggirano a 10 anni. Ció per mantenere sempre inalterato l´ecosistema. Il finanziamento per la casa di ogni famiglia in Ecuador é teoricamente a carico dello Stato. Nelle case non esistono quasi elettrodomestici.

Esiste anche un istituto di credito in fase sperimentale per piccoli prestiti da erogare alle famiglie della comunitá. In questo momento tre addetti stanno facendo formazione per apprendere il funzionamento creditizio, come devono essere calcolati gli interessi, i ratei e via dicendo.

Un´immancabile missione nella piazza centrale con la chiesa e l´annessa parrocchia e nella medesima piazza sono situati l´ufficio amministrativo e l´edificio principale di incontro della comunitá. Un luogo dove vengono celebrate anche le veglie per i morti, che nella tradizione locale non manifestano un sentimento drammatico. Ci si raduna come continuando la vita normale, giocando, bevendo "Chicha" e conversando, ció anche per distrarre i familiari dalla mancanza del proprio caro.

La piazza centrale é adibita anche a campo sportivo, completamente in terra rossa.

L´alimentazione tipica prevede l´utilizzo di yuca, di platano fritto, riso, carne di bue, di pollo e pesce come il "tilapia" che si cucina dentro una foglia molto grande di "bijao" o di "achira" (il "matio").

La domenica usa far visita alle case in una sorte di processione di casa in casa bevendo tutto il giorno "chicha" (distillato di yuca ma anche di avena) che ti viene offerta dalla padrona della casa mentre si parla generalmente gli uomini con gli uomini e le donne con le donne. Ció provoca a fine giornata vistosi sbandamenti!

In realtá la bevanda non é molto alcolica, diciamo un poco meno del vino, ma bevendola in continuazione produce i suoi buoni effetti!

La musica tradizionale é il Cumbia che si suona molto con una specie di flautina di cui non ricordo il nome e che usa scale pentatoniche. Anch´io mi sono cimentato con la mia clavietta a suonare un pó di musica della comunitá insieme agli artisti locali.
Il ritorno a Puyo ho preso la mitica "avioneta", la prima volta che prendevo un volo turistico, decisamente un´altra cosa, il panorama dall´alto lo si puó gustare in tutt´altra maniera che dai limitati obló dei normali aerei che siamo abituati a prendere.



L´esperienza di Sarayaku é una maniera di vivere il mondo in una dimensione che non perda il suo centro con la Madre Terra, un´attenzione particolare a tutto ció che é vita. Il rispetto per essa é l´idea che si puó cercare un compromesso con il progresso solo per quegli ambiti sociali che consolidano l´appartenenza al genere umano, come la comunicazione, in un posto cosí isolato si puó parlare con tutto il mondo, o come la solidarietá, con l´esigenza di modernizzare il sistema di salute benché le risorse siano poche, o come anche di sentimento sociale, il sentirsi parte di una comunitá di individui e non un individuo nella comunitá.

Il mio sentimento si unisce alle aspirazioni di lotta che queste persone hanno, per non sentire che tutto intorno la natura perda il suo respiro e cada in un affanno pesante e inconciliabile con le necessitá di tutti quelli che vivono questo pianeta, che siano uomini o donne, pantere o caimani, giraffe o gabbiani, cani o gatti. La vita é innanzitutto la sua salvaguardia, la salvaguardia di tutto ció che é vita e non necessita degli esseri umani per nascere.

Sarayaku come il MST, come le comunitá Quilombola, Riberinho, Caboclo, de Frontera come gli zapatisti nel Chiapas e tutte le altre comunitá del piccoli pianeta terra preoccupate per l´avvenire di questo mondo lasciato agli affaristi senza scrupoli dei piani alti di "WORLD street", indaffarati ad accumulare ingordigia e prestigio con le loro camice ben stirate e le cravatte d´oro che si stringono al collo.

Dobbiamo in qualche modo uscire dalla nostra apatia iper-consumista e sapere che il profumo dei mille colori che la vita risveglia in ogni momento, possono rapidamente sbiadire e imputridire, sotto l´effetto malsano dei profitti. Bisogna riconquistare la fiducia in un modello di vita "all´aria aperta" ed evitare di chiudere sempre piú il mondo in una gabbia di ferro e cemento, abituati ormai ad una vita "índoor" dall´alba fino all´alba successiva.

Bisogna conoscere le realtá del mondo, viverle e compartirle per sapere che c´é una speranza, che ci sono milioni di persone che la pensano nella stessa maniera, la prioritá é salvare la vita di qualsiasi natura essa si presenti.

A Sarayaku vive una speranza, un sogno come del resto a Tzawata, nella comune di Salango, nella comunitá di Rio Salomé, isole dove ho avuto la fortuna di "sbarcare" con la nave dell´utopia, per contribuire a lasciare intatti quei tesori sommersi che illuminano tutto intorno i fondali

dell´esistenza. Meravigliosa esistenza che non ha bisogno di molto progresso per rendersi tale, ma soltanto la cura di un padre o di una madre per un figlio indifeso.

Andiamo avanti senza scordare!














martedì 4 gennaio 2011

IL GUARDIANO DEL FARO

Con la luce di sempre
con la luce di mai
tu sai con la luce degli occhi
fiochi di sonni perduti
quando le scie del mare
ingrossando le penombre lunari
annunciano le rotte dei giganti
e le tue veglie silenziose
si destano improvvise

Gli occhi scrutano
le onde che si stirano
in poppa
e ora che di poppe
ne vorresti avere due
da infrangerci le tue mani
ti perdi tra le coscie dell´inconscio
e smetti di osservare


Ehh guardiano del faro
non sai da quali immensitá
arrivi il gigante notturno?
E quanti orgasmi ha generato il mondo
per poter formare il flusso marino?
Perché non ti chiedi ora l´impossibile
se le tue veglie noiose si arruffano
alle emozioni perdute?
Perché non rovisti meglio
dentro la tua torre d´avorio?


In una lunga scia di voglie
non consumate
si collassa la notte
e sbiadiscono le stelle
mentre il gigante notturno
si fotte il mare
e le tue mani lisce
rimangono incagliate
al tuo pene!

domenica 26 dicembre 2010

Assemblea ordinaria della CONFENAIE e straordinaria della CONAIE

Apertura dell`assemblea


Presidente della CONAIE Marlon Santi
Membri della comunità di Sarayacu.
Presidente della Comunità di Sarayacu.
Valerinho osservatore dell`assemblea.
Televisioni nazionali intervistano Marlon Santi
Svolgimento dell`assemblea.

Dal 19 novembre si è svolto per alcuni giorni l`Assemblea Ordinaria della Confeniae e straordinaria della Conaie alla presenza di delegazioni di quasi tutte le nazionalità indigene ecudoriane della regione amazzonica e di alcuni mezzi di comunicazione nazionali dell' Ecuador. Alcune come Andoas non erano presenti forse dovuto alle tensioni scaturite negli ultimi tempi con un' altra nazionalità indigena, quella Shiwiar.
In un momento delicata della lotta indigena ecuadoriana che ha chiuso ogni dialogo con il governo, le assemblee hanno assunto un valore ancora più forte rispetto al consolidamento delle nazioni indigene. Ciò perchè negli ultimi tempi c`era stata una tendenza di alcune comunità indigene, a cercare un dialogo con il governo "scavalcando" le risoluzioni approvate in maniera assembleare e che delegano le federazioni a non accettare nessun compromesso con qualsiasi azione dello Stato atta a determinare sfruttamento nelle terre ancestrali.
La convocazione delle assemblee, quindi, ha avuto come obbiettivo principale recuperare una nuova visione di lotta per consolidare le esperienze passate e difendere i diritti ottenuti costituzionalmente e quelle consolidati a livello internazionale, in questo momento sempre più minacciati da istituzioni governamentali e impresariali.
Per una più amplia e dettagliata informazione sopra le assemblee si può linkare

http://www.conaie.org/noticias-antiguas/303-asamblea-general-ordinaria-de-la-confenaie

http://www.conaie.org/noticias-antiguas/304-las-nacionalidades-y-pueblos-indigenas-instalan-la-asamblea-extraordinaria-de-la-conaie

http://www.conaie.org/noticias-antiguas/308-asamblea-ordinaria-de-la-confenaie

venerdì 17 dicembre 2010

Sarayacu, Sumak Kawsay

Un popolo ti chiama
a visitare i suoi anni
lontano da occhi indiscreti
e dai soliti inganni
a lasciarsi andare
con il passo dei tempi
maturi d`amori sperati
offrendoti un connubio dei sensi

Un popolo in lotta
una resistenza infinita
le ferite della terra
da guarire
senza sosta
neanche per urlare
Ancora una scure di esplosivo
sta appena sopra
il sacro odore del bosco
appeso ad un filo d`oro nero
in un clima troppo fosco
per crederlo sul serio

Bisogna appellarsi a quale ragione
o a quali strabilianti intuizioni
perchè si riconosca la saggezza
della giusta pratica del "buen vivir"?
Chi tra i presenti ci porterà fuori
da questi insani circoli viziosi?
Il potere ci promette l`antidoto
al veleno che ci vuole iniettare
riprovando a rendere indolore
le solite cause di forza maggiore

E noi da che parte vogliamo stare?

giovedì 9 dicembre 2010

Comunità "Rio Salomè".

La signora della casa dove ero ospitato con la figlia, una bambina veramente intelligente.


Uno dei due pappagalli "residenti" nella casa, nella foto il meno loquace, l`altro era incredibile!



la capanna tipica dove ci si raduna per colloquiare, discutere, mangiare, bere "chicha".



Preparazione del mio letto! In tutti i sensi, stavano assemblando i pezzi al mio ingresso! Tutto rigorosamente in legno.



Vicino alla comunità c`è una vecchia pista di atterraggio sterrata. Veniva utilizzata in particolare durante la guerra tra Ecuador e Perù






Valerinho a lavorare la terra. Assemblaggio della yucca facendo un foro nella terra con un semplice bastone.






Recinzione della casa dove ero ospite vegetazione tipica del oriente ecuadoriano.






La terra pantanosa della comunità. Quando piove il drenaggio delle acque è assai lento.








La cucina con i simpatici pollettini che scorrazzano in ogni dove!


La prima comunità dove sono stato in ecuador è quella di Rio Salomé, dove sono giunto il 10 novembre dopo aver viaggiato per Guayaquill, Baños, Quito e dalla capitale insieme ad alcuni dirigenti della CONAIE a Puyo.
La comunità di Rio Salomè si trova solo a pochi km da Puyo nella regione orientale dell`Ecuador dominata dalla selva amazzonica. La terra ancestrale della comunità fu recuperata nel 2007 attraverso l`occupazione permanente di differenti gruppi indigeni che hanno resistito alle pressioni della polizia e di altri attori sociali. Sono segnalati alle autoritá giudiziarie diversi episodi di maltrattamenti e di case bruciate che hanno reso difficile la vita della comunità. Nonostante ciò si è giunti ad ottenere per una parte della terra l' avvio e il consolidamento delle procedure per la legalizzazione. Un`altra parte, invece, è afflitta ancora da differenti problematiche determinate, per così dire, da uno "non-status quo" di "invasión" ( come viene chiamata dalla gente della vicina Tarqui, non in maniera molto appropriata, visto che invasión rievoca più azioni militari).
In verità si parla di associazione Rio Salomè, dato che le comunità presenti sono di differente origine, ossia Kichwa (la cui origine comprende un vasto territorio sia in Ecuador che in Perù, in Perù si scrive Quechua), Shuar e Achoar.
L`idioma Kichwa si è tramandato oralmente, anche nelle diverse comunità che mantengono forme dialettali rispetto a questo idioma. Solo in Ecuador ci sono una ventina di comunità che parlano un Kichwa con sfumature differenti. Da ventanni circa si sta procedendo ad impartire una educazione bilingue, introducendo anche la forma scritta dell`antica lingua indigena (i caratteri usati, però, sono quelli occidentali, e in particolare si segue la fonetica del castillano).
La comunità/associazione Rio Salomè è composta di 170 famiglie e mediamente ogni famiglia è composta da 6 persone, dunque un territorio occupato da più di mille individui, per una superficie di 1100 ettari circa.
Parlando con Adolfo, un coordinatore della comunità Shuar ed un ex presidente della Confeniae (Confederación de las Nacionalidades Indígenas de la Amazonia Ecuadoriana), ho potuto conoscere a grandi linee un pezzo di storia della lotta indigena ecuadoriana e gli avvenimenti accaduti in questi territori.
Mi dice che la federazione Shuar fu la prima ad organizzarsi negli anni `60, rispetto alle rivendicazioni culturali e sociali. Nei primi anni di lotta fu appoggiata dai Salesiani con la quale si strinsero forti relazioni di solidarietà. Poi seguirono la federazione Achoar e Kichwa che chiedevano gli stessi diritti e la loro implementazione nella Costituzione Ecuadoriana.
La lotta, dunque, si ampliò ad un numero sempre maggiori di soggetti naturalmente rendendo necessario un progetto organico di lotta. Negli anni settanta si riscontrò che non era possibile lottare ognuno per suo conto, necessitava aprire una stagione di dialogo e di costruzione di una piattaforma comune di lotta. Così nel 1980 nasce la CONFENIAE. Adolfo sottolinea che fu proprio questa federazione ad avere lottato maggiormente nel corso degli anni successivi per la salvaguardia del territorio rispetto ai grandi progetti di sfruttamento minerario, petroliero e del commercio del legname. Una lotta sul campo che non ha lesinato "ferite" e momenti molto difficili, ma che è riuscita a fortificare il movimento indigeno ed a far saltare differenti governi.
In particolare l`obbiettivo della lotta era implementare i diritti costituzionali delle comunità indigene mentre adesso maggiormente renderli sostanziali.
La lotta ha come suo punto centrale la terra ("Pachamama", la madre terra), la sua difesa e la simbiosi che le comunità indigene hanno con essa. Il problema fondamentale è che essa è sempre stata abitata da queste comunità, però non hanno mai avuto l`astuzia occidentale di costituire documenti legali per trasformarla in proprietà. Evidentemente non ne avevano bisogno per vivere felici e in pace!
Le lotte indigene ecuadoriane hanno stimolato un dibattito sopra la riforma agraria e l`utilizzo del suolo. Adolfo mi dice che già negli anni `70, lo Stato crea un`istituzione pubblica, la IERAC, con l`obbiettivo di sistematizzare le destinazioni agricole e forestali. Il punto centrale era che i proprietari di terra dovevano destinare il 50% della terra alla coltivazione con il risultato che i piccoli proprietari come gli indigeni delle varie comunità, erano costretti a deforestare per mantenere i diritti di proprietà. Lo stato progettò una manovra di raggiro nei confronti degli indigeni ma proprio la Confeniae che assunse un ruolo determinante nella lotta contro quella legge e contro anche la tendenza culturale dominante che vedeva gli indigeni come persone di scarsa lena lavorativa e di scarsa conoscenza rispetto alle tecniche di lavorazione agricola. Quella lotta produsse lo scioglimento della IERAC. Ciò rinvigorì il movimento indigeno nel suo complesso, non solo la regione amazzonica, stimolando l`ambizione di vedere implementato il diritto costituzionale che più di tutti consolidasse la dimensione sacra della terra e del "buon vivere".
Il "Sumak kawsay" ("Buen Vivir") è, appunto, l`aspirazione più sentita, fondata nella pratica di una vita ecologicamente sana , libera dall`inquinamento, giusta e solidaria con tutti gli esseri umani che ne fanno parte. Ciò significa limitare la deforestazione, fiumi puliti, conservare il bosco da sfruttamenti di qualsiasi genere, sviluppare un`agricoltura tradizionale e propria.
Il "Sumak Kawsay" fu riconosciuto come diritto costituzionale nell`Assemblea Costituente del 2008 indetta dal Presidente Correa, dopo la sua "Revoluciòn Ciudadana" ossia l`epurazione dell`antica classe politica e dirigenziale per proiettarsi nel socialismo del nuovo millennio.
Come spesso accade le tentazioni, che si offrono quando si comanda una nazione che ha un territorio ricco di risorse naturali, portano a desviare dagli antichi proclami e promesse. Così ben presto le comunità indigene sono venute ai "ferri corti" con il Presidente Correa che secondo le parole di Adolfo, ha mostrato un`attitudine razzista, discriminatoria e persecutoria contro, in particolare, i leader delle comunità. Anche nel periodo del governo Correa non sono mancati gravi episodi come quello successo a Macas nel 2009. In occasione della protesta contro lo sfruttamento minerario in Macas uno scontro con la polizia provocò la morte di un membro della comunità indigena. Dunque non ci sono relazioni con il governo Correa, malgrado il suo socialismo del nuovo millennio, non si intravedono spiragli di dialogo in quanto del tutto deficitaria rispetto alle rivendicazioni indigene (tra l`altro vi è una risoluzione approvata da tutte le comunità indigene in Assemblea e ricordata dal Presidente della CONAIE Marlon Santi durante l`Assemblea della CONFENIAE, che dichiara la determinatezza a seguire una linea dura contro il governo, la chiusura a qualsiasi dialogo che si fondi su qualsiasi compromesso che metta in pericolo l`ecosistema e la dignità delle nazioni indigene, la risoluzione di Ambato).

La comunità di Rio Salomè fu recuperata come terra ancestrale nel 2007. Naturalmente ci furono pressioni della polizia, case bruciate, maltrattamenti che, però, non scoraggiarono gli occupanti e anzi attirando la solidarietà di altre comunità.
I 1100 ettari della antica "Hacienda" erano sfruttati per produrre thè verde. La proprietà di buona parte della terra e della fabbrica passò dalle mani di un imprenditore svizzero a quelle di alcuni australiani, un "escamotage" per non pagare i lavoratori che non stavano ricevendo lo stipendio. Negli anni `70 non furono pochi i casi di lavoratori assassinati per le proteste che indicevano. Ma l`ostinazione indigena, anche in questo caso, ha prevalso. La fabbrica è chiusa da 16 anni, dal 2007 il territorio è in occupazione e una buona parte è già nel processo di legalizzazione definitivo.
Non mancano, tuttavia, momenti di tensione anche in questo periodo, in particolare per il territorio ancora considerato "Invasión" in quanto ci sono degli imprenditori americani che vorrebbero comprarla e far rifunzionare la fabbrica. Altro motivo di tensione sono 80 ettari di territorio in zona "rossa" per così dire, ancora di proprietà dell`imprenditore svizzero e nella quale la comunità vuole riflorestare alberi che là non esistono più per la distruzione prodotta da questi imprenditori. Vorrebbero fare un sentiero ecologico nella quale piantare alberi come il "Guayacón", il "Pechiche" e il "Cedro", prendendoli dalla comunità di "Sarayacu" dove fortunatamente fino ad ora non sono minacciati dall`avidità dell`uomo.
Lo "strozzino" svizzero vorrebbe 2.5 dollari il metro quadro, ossia 25000 dollari il km quadrato, ossia 2 millioni di dollari per tutti gli 80 ettari! La comunità rivendica i suoi diritti ancestrali, ma sicuramente a quelle condizioni non sarebbero in grado di comprare.
Dunque stanno studiando alternative per progetti anche che possono prevedere introiti, con istituzioni e organizzazioni. Oltre alla coltivazione della yucca, platano, papachina, camote (tubero simile alla yucca) e altro ancora non solo per il proprio fabbisogno, si stanno progettando riserve naturali per produrre erbe medicinali, con animali tipici per attrarre visitatori e altro ancora.
Non sono, però, le istituzioni locali a poter garantire un sostegno alla comunità. Il governo municipale di Puyo, non propone nessun tipo di dialogo e manifesta non di rado attitudini razziste. Dunque la comunità sta facendo una ricognizione delle istituzioni e organizzazioni che possono garantire un sostegno ai loro progetti. Però, al tempo stesso, ha già avviato la pianificazione di un programma per la costruzione di una scuola e di un ospedale nell`area comunitaria, ricavando le prime risorse attraverso l`autogestione. Naturalmente sono ben graditi interessamenti di organizzazioni e associazioni in tutto il mondo (e nella nostra amata Italia) che possano porre attenzione alle aspirazioni della comunità di Rio Salomé. Per il 2012, comunque, è previsto già un primo presidio ospedaliero e scolastico per un invistimento di 100.000 dollari.
Altro problema iniziale da affrontare fu la presenza nella comunità di coloni ma oggi le relazioni sono buone e i "Mingas" servono a consolidare la solidarietà comunitaria. Anche durante i "Mingas" non manca assolutamente la "Chicha" (un distillato che si fa con la yucca, ma anche con l`avena e il mais come in Perù) che viene portata dalla "signora" della casa ospitante a tutti gli ospiti senza .. darli tregua! :-)

La famiglia che mi ha ospitato alcuni giorni nella terra occupata, è originaria di Sarayacu, da quasi 7 anni si è trasferita prima a Puyo dove ha aperto un piccolissimo ristoro di cucina naturale (benché limitata solo a due varietà di pesce, yucca e poco altro ancora, il cibo è veramente buono e fresco) e dopo nella terra occupata nel 2007 dove ha costruito una casa in legno su proprio disegno. La comunità non ha energia elettrica così una notte di ritorno alla casa, dopo una pioggia battente che non mi aveva mollato neanche un secondo, mi sono perduto imbrattandomi nella terra pantanosa di queste zone e ingaggiando una spietata guerra contro una legione di zanzarine non per niente intenzionate a mollare i miei piedi scoperti dai sandali.
Le mie garbate urla in cerca di qualcuno che mi potesse indicare la via, inizialmente hanno prodotto l`effetto di far abbiare e avvicinare qualche cane di guardia e di far chiudere precipitosamente porte e finestre a qualche madre di famiglia, suppongo. Ma alla fine qualcuno vinto dalla curiosità di sapere chi era il demente che stava starnazzando con tanta veemenza, si è incautamente posto nella soglia di casa e mi ha rivolto la parola!! Alla fine si è convinto che non presentavo pericolo e così mi ha gentilmente scortato alla casa del buon Joel, il proprietario della casa dove ero ospitato. Entrambi, però, (io più di lui!) ci siamo sorpresi che non c`era nessuno in quel momento, così sono dovuto tornare nei pantani con la scia di zanzarine incazzate che non mi perdevano di vista per uscire dalla comunità ed andare nella scuola di Tarchi, a circa 2 km, ad incontrare un nipote di Joel, che vive nella stessa casa. Ma ancora più sorprendentemente mi è uscito un sorrisino autoironico quando, una volta incontrato il dilegente nipote in divisa scolastica, mi ha detto che la porta della casa era aperta e sarei potuto entrare!! Vabbè, segno che doveva essere la notte dei pantani e dei "mosquitos"!
Nella casa erano presenti anche due pappagalli, uno dei quali eccezionale! Riproduceva varie voci e suoni come quelle delle risa della bambina di due anni della casa di fronte, quella del cane della famiglia e altre ancora. Gli piaceva in particolare "parlare" sotto la pioggia (parafrasando il celebre "singing in the rain", incredibile come pareva impazzito di gioia godendo della pioggia sopra il suo trespolo preferito. Naturalmente ho registrato dei video!).